Massimo Maugeri, scrittore catanese, ha esordito nel 2005 con Identità distorte (Prova d’Autore). L’anno dopo ha dato vita al blog Letteratitudine, divenuto uno dei siti letterari più seguiti in Italia, e da cui è nato anche un libro, pubblicato da Azimut. Nel 2010 ha pubblicato La coda di pesce che inseguiva l’amore, scritto a quattro mani con Simona Lo Iacono (Sampognaro & Pupi). Nel 2011 sono usciti, per Historica, L’ebook e (è?) il futuro del libro e, per Perdisa Pop, la raccolta di racconti Viaggio all’alba del millennio. Dal 2010 conduce il programma radio Letteratitudine in Fm e ha vinto diversi premi letterari (tra cui il “Martoglio Opera Prima”).
Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo.
Non possiamo iniziare questa intervista se non parlando di Letteratitudine, ormai diventato uno dei maggiori blog letterari italiani, dove sono intervenuti, nei diversi post pubblicati, molti scrittori. Com’è nata, nel 2006, l’idea?
L’idea è nata dalla semplice “esigenza” di discutere di libri e letteratura rimanendo in casa. Pensai che mi sarebbe piaciuto creare un luogo virtuale dove poter favorire l’incontro tra tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si occupano di libri: scrittori, lettori, critici, editor, librai, giornalisti, eccetera. Una sorta di social network letterario nato ben prima dell'esplosione di Facebook: in fin dei conti è questo Letteratitudine.
In base alla tua esperienza maturata tramite i post sul blog, quali sono i temi che interessano maggiormente i lettori?
In linea di principio tutti i temi sono interessanti... e ne ho trattati diversi... compresi quelli più “scomodi”; quelli che magari rischiano di allontanare le persone, anziché avvicinarle. Mi riferisco a tematiche come “la morte”, o “la malattia”. Invece i riscontri sono sempre stati positivi e incoraggianti. Lo stimolo nasce sempre da uno o più libri che presento nell'ambito di un post (coinvolgendo, in genere, gli autori). Da lì, poi, parte una discussione sui temi trattati dai libri in questione (e sui libri stessi), con il contributo di tutti i frequentatori del blog. La partecipazione record è stata segnata da un post/dibattito dedicato alla cosiddetta “letteratura dei vampiri” (da Stoker a Twilight, per intenderci) che ha registrato oltre 2800 commenti.
Una tematica “calda” è sicuramente l’e-book, e ciò è stato confermato anche in Letteratitudine. Al punto tale che alcuni post sono diventati parti importanti di una delle tue ultime pubblicazioni, intitolata appunto L’e-book e (è?) il futuro del libro (Historica Edizioni). Finiremo davvero a leggere i testi solo su tablet ed e-reader elettronici?
Non subito, anche se la tendenza indica uno scenario di questo tipo. Ci sarà una lunga fase, soprattutto in Italia, in cui il libro elettronico conviverà con il libro di carta (che continuerà a essere prevalente). In formato e-book leggeremo sempre più i manuali e i testi che necessitano consultazioni continue e ricerche (in tal senso il libro elettronico offre possibilità ulteriori rispetto a quello tradizionale).
Si diffonderanno forme ulteriori di scrittura, integrate con video ed immagini... e testi nati per essere interattivi con il lettore. Probabilmente il libro di carta durerà un po’ di più per i testi di narrativa: anche se oggi è già forse più agevole leggere, per esempio, Guerra e pace su un e-book reader, piuttosto che su un tomo di carta pesante e voluminoso.
L’unico problema è, paradossalmente, l'evoluzione tecnologica e il presumibile cambio dei formati dei testi (oggi va l'e-pub); nonché, ovviamente, la possibilità che cambino pure i supporti di lettura. Quello che voglio dire è che, in fondo, la carta rimane uguale a se stessa da centinaia di anni a questa parte. Invece, se oggi acquisto un testo in formato e-book non ho garanzie di poterlo leggere su un nuovo dispositivo di lettura che – per esempio – uscirà tra dieci anni. Ecco perché ancora oggi preferisco che i libri a cui tengo, e che intendo conservare, siano di carta.
La tua ultima fatica letteraria è la raccolta di racconti Viaggio all’alba del millennio. Si tratta di un’opera caratterizzata da un’estrema attualità. I vari scritti, in sintesi, focalizzano, direttamente o implicitamente, alcune delle problematiche sociali, ma anche culturali, della società odierna. In molti casi, allarmanti.
Sì, è vero! Ho tentato di raccontare alcune problematiche che caratterizzano questo inizio del millennio. Alcune sono in parte “ataviche”, dunque uguali al passato. Altre sono proprio nuove: figlie di questo nostro tempo. Penso all’ansia da attentato terroristico kamikaze (che si aggiunge all’ansia da volo nei viaggi aerei), ad alcuni possibili risvolti negativi delle comunicazioni telematiche, alle difficoltà dei giovani a trovare lavoro. Su tutto, emerge una subdola e generale difficoltà a comunicare... (nonostante le paradossali facilitazioni offerte dalla tecnologia: telefonia mobile e internet in particolare).
Dal racconto finale, La città di Elio Fante, emerge come l’uomo di oggi sia preda, in fin dei conti, di una profonda solitudine; è solo, senza radici, ingarbugliato in amicizie e convenzioni sociali prive di sentimento. Viviamo quindi in una società dove non c’è più spazio per i rapporti umani?
Lo spazio per i rapporti umani c’è e ci sarà sempre. Lo sforzo che bisogna fare è assicurare che questo spazio raggiunga una dimensione a noi più consona. Non è semplicissimo, perché oggi siamo sottoposti a una serie di sollecitazioni che, in alcuni casi, ci distraggono dalle “cose importanti”. Bisognerebbe puntare alla ricerca di un rinnovato equilibrio… che deriva dalla capacità di individuare ciò che è meglio per ciascuno di noi (e non ciò che ci fanno credere sia meglio).
Italo Calvino, in un certo senso, “guida” il tuo viaggio e i protagonisti dei tuoi racconti. Qual è il valore dei classici della nostra letteratura, oggi?
In effetti l’itinerario narrativo di Viaggio all'alba del millennio è attraversato da una citazione di Calvino tratta da Le città invisibili che dice così: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Riusciremo a ritrovare noi stessi, nella misura in cui riusciremo a «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Il valore dei classici della nostra letteratura, oggi, rimane altissimo. Un classico è un libro che resiste al decorso del tempo perché ha ancora “qualcosa da dire”... è un libro che “parla” a noi, che ha “parlato” alle generazioni che ci hanno preceduto e che “parlerà” a chi verrà dopo di noi.
Ricapitolando: romanzo, blog, libro sul blog, programma radio, breve romanzo a quattro mani, raccolta di racconti. Il prossimo passo?
Entro il primo semestre di quest'anno dovrebbero uscire due nuovi libri: il secondo volume di Letteratitudine, il libro e un'antologia di racconti sul cibo siciliano, che ho curato insieme all'amica scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono, con il coinvolgimento di alcuni dei più noti e importanti scrittori siciliani.
Intervista realizzata da Luigi Grisolia
(www.editoriasiciliana.it, A colloquio con..., 06 febbraio 2012)











